Ristorantino all’aperto, vista mare, appena un filo di vento, più o meno l’ora di pranzo. Allora, cominciamo con qualcosina di leggero: involtini di melanzane con ricotta e basilico. E di primo: tagliolini freschi al limone con vellutata di pollo, poi costolette di agnello alla griglia con burro all’arancia, tortino di patate e pere, budino di papaya. Da bere? Pinot nero, vabbè, anche se fa caldo. Duemilatrecento calorie, ma solo se ti va di lusso. Massì, tanto poi c’è la passeggiata fino ai murazzi, una bella nuotatina al largo, la partita di volano, il giretto in pedalò, il footing sul bagnasciuga. O forse la pennica sullo sdraio che forse è meglio, chissà se si butta giù qualcosa con il sudoku. Tanto che te ne frega, sei in ferie, chi vuoi che ti rompa le palle…
E invece no. Loro sono anche qui. Ti seguono, ti sorvegliano, ti spiano. I templari del perfezionismo anatomico, i predicatori della morale dietetica. Ti stanno addosso anche a tavola, naturalmente per il tuo bene. Ti lasciano lì davanti al ristorante Mediterraneo, alla pizzeria Sunshine, alla tavola calda Roccocò con l’acquolina alla bocca come il cane di Pavlov a sbavare per niente.
L’ultima forchettata alla schiena arriva da Cilea, paesino del Cilento. Da quest’estate, per ordinanza del sindaco Mario Rizzo, tutti i ristoranti del paese dovranno riportare nel menu sotto ogni pietanza il numero di calorie che ti mandi giù.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273590
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